Il 21 luglio a UJ18 Hypnotic Brass Ensemble, Nik West e Mario Biondi

Sabato 21 luglio all'Arena Santa Giuliana un triplo set da non perdere:

HYPNOTIC BRASS ENSEMBLE

Hypnotic Brass Ensemble è una band di ottoni che si è formata nel South Side di Chicago. È una band a conduzione familiare, visto che i suoi membri sono sette dei figli di una leggenda del jazz della Windy City, Phil Cochran. Trombettista della Arkestra di Sun Ra e tra i fondatori della AACM, che riunì le migliori intelligenze della avanguardia di Chicago, Cochran si curò personalmente dell'istruzione musicale dei figli, che del resto vivevano continuamente a contatto con la musica:  il padre faceva le prove delle sue band in salotto.

Dopo l'esordio come Phil Cochran Youth Ensemble, i ragazzi divennero la HBE e con questa sigla hanno girato il mondo e collezionato successi con il loro personale  mix di jazz, funk, rock, hip hop. Senza dimenticare le radici delle marching band di New Orleans agli albori del jazz. Hanno lavorato, tra gli altri, con Prince, Gorillaz, Erykah Badu, De La Soul. Una loro canzone ha fatto parte della colonna sonora di The Hunger Games.



NIK WEST
Le sue foto sono apparse nelle copertine di tutte le riviste internazionali di basso elettrico. Del resto basta guardarla, Nik West, per capire che tutto fa di lei una star, a partire dagli eccentrici tagli di capelli e dal look glamour e anticonvenzionale. E dal vivo, la sua esplosiva presenza scenica è uno spettacolo di per sé. Ma la West non è una che si gioca tutto sul look, bensì una performer (vocalista e bassista) e songwriter di talento, con solide basi tecniche nel funky e nel soul, e con una precisa idea di cosa e come suonare. Il suo viaggio attraverso la musica è cominciato in famiglia. Il padre, bravo chitarrista, le insegnò a suonare la chitarra ritmica quanto Nik aveva 13 anni. La ragazzina formo' le prime band con fratelli e sorelle, sempre come chitarrista, per poi scoprire il basso elettrico. In quel ruolo non tardò a farsi notare. 

Dave Stewart (Eurythmics) ha parlato di lei come della "versione femminile" di Lenny Kravitz e Prince ha detto: "Una grande presenza sul palco. Lei è fonte di ispirazione come lo furono Sheila E e Rosie". Il suo recentissimo Purple Unicorn ha avuto una nomination agli Independent Music Awards. 



MARIO BIONDI
Torna per l'edizione dei 45 anni Mario Biondi, uno dei beniamini del pubblico di Umbria Jazz che lo ha sempre accolto, ricambiato, con grande calore. Più volte Biondi ha calcato il palco dell'arena Santa Giuliana, e sempre in ottima compagnia. I frequentatori più assidui del festival ricorderanno serate straordinarie a partire dall' esordio nel 2008 con la Duke Orchestra, a poca distanza della rivelazione di Biondi sulla scena internazionale. Tutto era cominciato con il singolo This Is What You  Are (con gli High Five di Fabrizio Bosso) e soprattutto con quella voce baritonale ("il Barry White italiano", si disse) che allora presero letteralmente d'assalto le classifiche di tutto il mondo.    

Biondi è tornato a Perugia il 2010 con Incognito, il 2013 con Pino Daniele, il 2014 in una lunga "vocal night" in compagnia di Al Jarreau e Take 6.

In questi anni il crooner-soul man catanese ha inanellato successi, si è concesso collaborazioni importanti, ha frequentato palcoscenici di grande visibilità come Sanremo.  Mario Biondi è diventato in un tempo relativamente breve uno degli artisti italiani più popolari anche all'estero.

Biondi torna adesso pochi mesi dopo il suo ultimo album, Brasil, dedicato alla grande musica popolare brasiliana. Un lavoro importante su un repertorio da Biondi molto amato. Il disco è stato  prodotto da Mario Caldato, già produttore di Beastie Boys e Jack Johnson, e Kassin, collaboratore di Caetano Veloso, ed è stato registrato a Rio de Janeiro con musicisti brasiliani (come ospite speciale c'è anche Ivan Lins). Biondi oltre che in italiano e in inglese vi canta anche in francese e portoghese.