Umbria Jazz: 45 anni di qualità, varietà e innovazione della proposta

Nel 2018 Umbria Jazz festeggia i suoi primi 45 anni e lo fa mantenendo intatti alcuni dei suoi capisaldi, ovvero varietà, qualità, innovazione della proposta musicale. In primis i numeri: l’edizione che si chiuderà domenica vedrà esibirsi centinaia di artisti, tantissimi dei quali italiani, in oltre 250 concerti distribuiti in dieci giorni, dalla mattina a notte fonda. Così come tutti gli altri festival più importanti del mondo, Umbria Jazz è tenuta a confrontarsi con un mercato sempre più orientato dai manager dei musicisti, ma non rinuncia a intraprendere strade proprie. L’edizione del 45esimo, la prima da quando Umbria Jazz è stata finalmente inserita tra le manifestazioni di interesse nazionale  - con annesso finanziamento annuale, che rappresenta un riconoscimento per ciò che il festival è stato, è e sarà, ovvero per la sua capacità di promuovere il jazz coniugando qualità, popolarità e vastità dell’offerta - è un esempio di tutto ciò, un compendio dell’identità e del lavoro creativo di Umbria jazz a stretto contatto con l’evoluzione del Jazz italiano.

Il festival si è aperto con l’anteprima de «I Caraviaggianti», spettacolo multimediale prodotto da Umbria Jazz e Tadaam, ideato e realizzato dalla pianista Rita Marcotullli. La Fondazione Umbria Jazz ha investito in questa produzione 60 mila euro, Tadaam 100 mila, e ha aperto gratuitamente, al fine di promuovere quest’opera le porte del teatro Morlacchi invitando tanti operatori istituzionali italiani, importanti gruppi imprenditoriali e nell’ottica di replicare lo spettacolo all’estero, delegazioni straniere provenienti in particolare dalla Cina, dal Giappone e dal Brasile. La sera stessa sul palco dell’Arena Santa Giuliana, il main stage del festival, è andato in scena lo spettacolo per gli 85 anni di Quincy Jones; un’esclusiva del festival prodotta da Umbria Jazz, pienamente riuscita sia sotto il profilo artistico che su quello del botteghino (oltre quattromila i paganti). Una serata che ha visto insieme artisti noti come Paolo Fresu,Dee Dee Bridgewater, Noa, i Take 6Patti Austin, Pedrito Martinez, Ivan Lins e giovani come Alfredo Rodriguez. Insieme a loro un’eccellenza del territorio come l’Umbria jazz orchestra (nella quale figurano membri dell’Orchestra da camera di Perugia) diretta per l’occasione da John Clayton; una formazione per la quale anche lo stesso Quincy Jones ha espresso parole di elogio.

 

L’Orchestra da camera e l’UJ Orchestra sono ormai presenze stabili e, solo per parlare degli ultimi anni, sono state al centro di importanti produzioni del festival, come nel 2017 quando hanno accompagnato il quartetto di Wayne Shorter; domenica, poi, sarà l’UJ Orchestra la protagonista del concerto finale insieme a Gregory Porter, con il quale i musicisti stanno lavorando da tempo per presentare il progetto dedicato a Nat King Cole.

Alta la qualità della proposta anche alla Galleria Nazionale dell’Umbria, con nomi non certo noti al grandissimo pubblico: il fisarmonicista Gianni Coscia con il suo spettacolo, replicato pochissime altre volte, dedicato a Umberto Eco, Daniele Di Bonaventura con la sua Band’Uniòn, Antonello Salis e Simone Zanchini, giovani come Dan Kinzelman, Francesco Ponticelli, Filippo Vignato e Francesco Diodati.

Al Morlacchi va in scena uno dei migliori cartelloni degli ultimi anni e, tralasciando i nomi di punta, si può sottolineare la qualità del progetto «Lumina», suonato da una giovane quanto inedita formazione; e poi la New talent jazz orchestra di Mario Corvini, nella quale militano musicisti di tutte le regioni. Ben più noto Vijay Iyer, che abbina notorietà alla capacità di indicare le nuove strade del jazz. Fondamentali nell’ottica dell’innovazione e della formazione dei nuovi talenti sono le Berklee Clinics che da oltre 30 anni si tengono a Perugia. Sostenute interamente dalla Fondazione Umbria Jazz, quest’anno vedono la partecipazione di oltre 200 studenti da ogni angolo del mondo, che qui hanno la possibilità di studiare, interagire tra di loro, crescere e ascoltare gratuitamente ogni concerto.Proprio da qui arriva una delle proposte più interessanti del festival, ovvero il chitarrista Matteo Mancuso che si esibisce ogni giorno sui palchi dei concerti gratuiti insieme ad altri giovani interessanti e poco noti al grande pubblico italiano come il 19enne Tom Ibarra e gli americani Con Brio, che stanno catturando l’attenzione di molti. Da quest’anno poi Umbria Jazz sta facendo conoscere al pubblico che affolla ogni volta i loro concerti a Umbrò i due giovani chitarristi brasiliani Yamandu Costa e Guto Wirti, senza dimenticare il Conad jazz contest, riservato esclusivamente ai giovani talenti con, nel 2018, 250 gruppi iscritti, mille musicisti provenienti da 25 paesi e un’età media di 26 anni.

Ma ricordiamo, insieme a questi, tutti gli altri concerti gratuiti che rappresentano un elemento identitario del festival e di assoluto rilievo anche per l’indotto economico che sono in grado di creare.

Insomma, Umbria Jazz continua - e lo stesso farà in futuro - a percorrere con convinzione le strade della qualità, della novità, dell’attenzione alla cura e allo sviluppo del talento dei giovani, senza tralasciare i gusti del pubblico.